GIOVANI AMERICANI

Settembre 2012. Studio di buone prassi per un modello unico di governance: questa la settimana di lavori per un gruppo di giovani americani provenienti dalle Università del Connecticut, Arizona, Pennsylvania, Minnesota, New Jersey, New Hampshire, California. Gary Robbins e Peter Fischer i coordinatori dell’International Studies Institute di Firenze che hanno scelto il nostro mondo rurale quale realtà da far vivere ai giovani statunitensi.

Uno stage per individuare i valori della propria terra e della propria cultura, imparando a riconoscerne le potenzialità per poterne valorizzare le risorse, in una sinergia unica che unisce terra, abitanti, ospiti e buon vivere. Queste le aspettative dei giovani americani che hanno trovato un modello concreto da studiare per capire in quale modo possa rispondere alle loro esigenze ed hanno trovato nelle “buone prassi” di governance territoriale un modello da cui trarre nuovi spunti imprenditoriali, convinti che il lavoro di gruppo possa rappresentare una scelta vincente specialmente in questo periodo di crisi.

BUONE PRASSI CON L’UNGHERIA

Settembre 2012. Settimana di incontri con la delegazione ungherese Pannon Helyi Termék Nonprofit Kft. Questa parte dell’Ungheria è una realtà produttiva molto positiva con la quale sono possibili concreti sviluppi e progetti di parternariato, perché abbiamo in comune alcune priorità nel campo della consapevolezza dei consumi, formazione dei produttori, della tecnologia, con l’obiettivo di portare un messaggio unitario che rafforzi il brand Ruralità. 

Le risorse umane sono essenziali per maturare un approccio positivo al cambiamento, alla creatività e alle novità perché devono elaborare una visione comune e condivisa del futuro del proprio Territorio, per sviluppare, accanto a nuove iniziative economiche e nuove idee, anche una buona capacità di relazione e di attrazione. Questi scambi di esperienze sono dunque molto importanti perché dobbiamo trovare quei punti condivisi tra interessi diversificati, che costituiscono la base del dialogo. Per un reale confronto non serve istituire mille tavoli. Ne basta uno, fondato sulla ricerca di un’utilità ritenuta opportuna dalla maggior parte degli attori della filiera e in grado di stringere accordi tra essi.